We are not going back

di Il cantastorie on line

Nel 1964 al Festival dei due Mondi di Spoleto fu rappresentato lo spettacolo “Bella Ciao” a cura di Gianni Bosio e Roberto Leydi per la regia di Filippo Crivelli.

Per la prima volta furono messi in scena canti e musiche di un “altra Italia”, espressione delle classi subalterne che avevano affidato, soprattutto al canto, la loro memoria e la loro presenza nella storia. Fu, per quanto riguarda il canto popolare in Italia, un momento storico, una pietra miliare alla quale fecero riferimento decine di giovani ricercatori che iniziarono a loro volta a raccogliere materiale sonoro in ogni angolo del Paese.

Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo da quell’evento, si è immersi in altra musica, in altri canti portati dai tanti migranti che dal Sud del mondo popolano le nostre campagne e soprattutto le nostre metropoli. Musica suonata per strada, sui tram, nelle feste, nei luoghi di culto, negli spazi occupati delle periferie, negli alloggi di fortuna ricavati dove possibile, nelle improvvisate baraccopoli e nei “nuovi ghetti”.

Questa è oggi la nuova musica popolare in Italia, quella curda, rom, senegalese, nigeriana, afgana, filippina, bengalese e di tante altre etnie.

Alessandro Portelli ha da tempo iniziato a registrare e raccogliere, in particolare a Roma e dintorni, le persone che sono portatori di questi canti e di queste musiche. È nato con questo materiale un progetto, “Roma forestiera” che il Circolo Gianni Bosio ha inaugurato nel 2009. Una collana che esplora i suoni delle nuove migrazioni, documentati da registrazioni “sul campo” e testimoni di uno straordinario intreccio di diversità e nuove contaminazioni.

Il CD We are not going back raccoglie un’antologia di questo materiale. Scrive nel libretto Alessandro Triulzi, dell’Archivio Memorie Migranti:” ascoltare questi canti è respirare aria libera. Un tuffo salutare nell’Italia multiculturale che si sta formando sotto i nostri occhi, e che cresce, si consolida e ammonisce. E che con questo CD ci “ragiona e canta” al di là e al di sopra della cronaca appiattita riportata dai giornali e dal circuito mediatico”.

Il CD si apre con lo slogan che gli dà il titolo “Noi non torniamo indietro” gridato dai rifugiati asserragliati sugli scogli di Ventimiglia, segue una sintesi sonora della cerimonia per i morti di Lampedusa tenutasi nel 2013 a Roma. Poi altri brani che ben esemplificano la varietà di colori e suoni eseguiti da artisti somali, curdi, cingalesi, indiani, afgani, rumeni, senegalesi, mauritani, ecuadoriani, filippini, etiopi. In tutto 24 brani registrati in diverse occasioni. Anche gli interpreti di questi canti sono una eterogenea compagnia: mungitori, sarte, insegnanti, musicisti di strada. Migranti economici, ma anche rifugiati politici; altri sono oggi cittadini italiani. Nel loro repertorio sono presenti tutti gli elementi della emigrazione: nostalgia della propria terra, degli amici e dei famigliari, paure e speranze, lotte e di voglia di riscatto. Raccontano di guerre, di persecuzioni, di sofferenze e delle traversie tremende per raggiungere le mete sognate. Il CD è accompagnato da un ricco libretto che per ogni brano contiene la traduzione e una breve testimonianza del cantore o musicista che lo esegue. Si conclude con il coro della Scuola di musica e danza di Tor Pignattara “ Sanchari Sangeetayan”, diretto da Sushmita Sultana e composto da bambini e bambine dai 5 ai 14 anni,  che cantano il famoso inno scritto dal poeta e militante anarchico Pietro Gori “ Nostra patria è il mondo intero”.

In conclusione le parole di Sandro Portelli danno il senso e l’importanza del lavoro realizzato, ma ancora in divenire “… la musica è immateriale, non conosce confini, attraversa mari e deserti seguendo i passi dei migranti, dei rifugiati, degli esuli, dei viaggiatori. Non sono radici del passato, sono semi del futuro portati dal vento… ascoltiamola per capire chi siamo e chi saremo”.

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